Come scrivere un post per i social (che venga letto fino in fondo)

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In sintesi
  • La prima riga decide tutto: se non convince, il resto non esiste. Scrivila dopo, con calma.
  • Lunghezza indicativa: 20-60 parole per il feed, 100-200 per LinkedIn. Conta il Contatore Parole mentre scrivi.
  • Un post = un'idea. Due idee sono due post (o il secondo non verrà letto).

Scrivere un post sembra la cosa più facile del mondo, finché non ti trovi davanti alla casella vuota: «Cosa scrivo? Come lo dico?». Il problema non è la creatività: è che sui social si legge in modo diverso che altrove. Chi scorre il feed non sta leggendo, sta decidendo se leggere. Il tuo post vince o perde in quella decisione, che dura un secondo e mezzo.

La prima riga è tutto

Nel feed, la maggior parte delle piattaforme mostra le prime 1-2 righe e taglia il resto con «…vedi altro». La tua prima riga deve fare una sola cosa: guadagnarsi la seconda. Come?

  • Parti dal problema del lettore. «La tua bolletta è salita del 30%? Non è colpa dei consumi.» Il lettore si riconosce e continua.
  • Parti da un numero concreto. «Ho provato 5 app per fare foto tessera: 4 vanno buttate.» La specificità incuriosisce.
  • Racconta la fine all'inizio. «Tre anni fa ho perso la password principale: da allora faccio così.» È il meccanismo dell'aneddoto, funziona sempre.
  • Evita le formule morte: «Nel mondo digitale di oggi…», «Siamo entusiasti di annunciare…», «Non potevamo non parlarne…». Sono le frasi che fanno scorrere via.

Struttura: la ricetta in quattro righe

  1. Prima riga: il gancio (vedi sopra).
  2. Il nodo: 2-3 righe che spiegano perché conta, con un dettaglio concreto. «La casa produttrice ha cambiato la formula senza dirlo: la nuova versione fa metà schiuma.»
  3. La soluzione o il punto di vista: cosa hai scoperto, cosa consigli, cosa dici tu. Qui sta il valore per chi legge.
  4. Chiusura: una domanda o un invito concreto. «Provala e dimmi se anche da te succede lo stesso» funziona meglio di «Che ne pensate?».

La lunghezza? Dipende dalla piattaforma:

  • Facebook: 20-60 parole per il coinvolgimento massimo; fino a 150 se il contenuto è davvero buono.
  • LinkedIn: 100-200 parole. Tollerato il testo più lungo, ma sempre con righe corte e spazi bianchi.
  • Instagram: 20-50 parole più hashtag; oltre, la gente non apre il «altro».
  • X/Twitter: il formato è il limite, la sintesi è tutto.

Scrivere e misurare senza perdere tempo

Apri Conta Parole in una seconda scheda e incolla il testo: vedi parole, caratteri e tempo di lettura in tempo reale. Il controllo pratico è il tempo di lettura: se supera i 30-40 secondi, per un post è troppo, a meno che tu non sia certo della qualità.

Poi rileggi ad alta voce. Non è un consiglio da professori: è il test più veloce per accorgersi delle frasi che «non si dicono». Se una frase te la ingarbugli parlando, il lettore se la ingarbuglia leggendo.

Attenzione

Metti un numero solo per riga e vai a capo spesso: sui social il muro di testo è il peggior nemico. E se usi un'emoji, che sia una: di più sembrano decorazioni, di zero non si muore. Meglio ancora: emoji solo quando aggiungono tono o informazione, mai per riempire.

Domande frequenti

Meglio post con domanda finale o senza?

Con domanda, nella maggior parte dei casi: dà a chi legge un motivo concreto per commentare. Ma la domanda deve essere facile da rispondere: «Qual è la vostra esperienza?» raccoglie poco, «Anche a voi succede da quando hanno aggiornato l'app?» raccoglie di più.

Quanti hashtag usare?

Su Instagram 3-5 pertinenti, non 30 generici. Su Facebook e LinkedIn quasi mai: uno o due legati al tema, alla fine. Gli hashtag funzionano come indice, non come megafono.

Le storie e i reel richiedono un testo diverso?

Sì: poco testo, grande, con contrasto. Un reel si guarda senza audio: il testo in video è il sottotitolo della scena, non il post scritto. Per un reel da 20 secondi bastano 30-50 parole totali, distribuite in 3-4 schermate.

Devo sempre raccontare un aneddoto personale?

No, ma l'aneddoto aiuta: il pubblico segue le persone più delle notizie. Se parli per un'azienda, un episodio concreto del lavoro quotidiano (un cliente, una difficoltà, un errore) funziona meglio di dieci aggiornamenti di prodotto.

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